I rimedi contro la rizartrosi

Il pollice della nostra mano, arrivati ad una certa età, può cominciare a dolere. Il primo metacarpo articola con un altro osso chiamato trapezio. Se l’articolazione tra queste due elementi si deteriora a causa di un trauma o per l’età avanzata, se la cartilagine si consuma, allora ogni più piccolo movimento causa dolore. Anche la funzionalità della nostra mano cala e la forza per afferrare gli oggetti diminuisce. Questi sono i primi sintomi della rizartrosi, malattia comune in particolare tra le donne che hanno superato i quarant’anni di età.

All’inizio della patologia i segnali si manifestano per lo più la notte mentre in fase avanzata il dolore insorge anche a riposo. Il medico diagnostica la rizartrosi attraverso un esame radiografico e può consigliare tre vie per risolvere il problema:

  • con l’uso di tutori;
  • con l’uso di farmaci;
  • con l’intervento chirurgico.

I tutori ortopedici in commercio hanno la funzione di limitare il movimento dell’articolazione. Sono costruiti in vari materiali più o meno rigidi con chiusure in velcro. Vanno indossati soprattutto di notte e, quando possibile, anche di giorno nelle ore di inattività. Non avendo effetti collaterali sono la prima soluzione per limitare il dolore. Come i farmaci però hanno solo il compito di eliminare i sintomi della patologia e non la causa.

I farmaci prescritti sono di varie tipologie: quando il dolore è basso si può assumere della semplice Tachipirina i cui effetti collaterali sullo stomaco sono molto limitati. Se la patologia crea maggior disagio allora occorre assumere dei Fans (farmaci antinfiammatori non steroidei) i cui effetti collaterali però sono più seri: si possono avere irritazioni allo stomaco o possono creare ulcere intestinali o gastriti se assunti per periodi più o meno prolungati. Un’altra soluzione possono essere le infiltrazioni di cortisone a livello dell’articolazione colpita. Questo trattamento dovrebbe essere limitato a solo tre o quattro volte durante l’anno.
In principio utilizzato per l’articolazione del ginocchio, l’utilizzo dell’acido ialuronico sta prendendo piede anche per le patologie delle mani.

La terza via, quella chirurgica, è la più risolutiva. La tecnica viene definita artroplastica biologica: anestetizzato localmente il paziente, si preleva il trapezio ormai usurato e lo si sostituisce con un tendine del polso. Si immobilizza l’arto operato per mezzo di un gesso da mantenere per una settimana. Dopo i primi sette giorni vengono rimossi gesso e punti di sutura. Il polso viene di nuovo bloccato con un tutore ortopedico lungo da indossare per circa quindici giorni. Una volta terminata questa procedura si eseguirà un ciclo di fisioterapia per riprendere la funzionalità della mano. In genere la tecnica chirurgica ottiene buoni risultati, anche se la ripresa è piuttosto lunga. La piena funzionalità dell’arto, salvo complicazioni, si arriva ad avere anche a distanza di sei mesi seguendo uno scrupoloso processo riabilitativo. L’operazione comporta la diminuzione quasi totale, se non completa, del dolore. Si potrà tornare alla vita normale senza avere più dolori, soltanto con una forza tra il pollice e l’indice leggermente diminuita.

Di seguito alcuni tutori per ridurre il dolore causato dalla rizartrosi:

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